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5+1 tattiche black hat da evitare per la SEO nel 2021

Se hai appena iniziato con la SEO, potresti non sapere quali tecniche usare, proprio come un mozzo durante il suo primo viaggio in mare aperto.

Per questo devi conoscere ed evitare la black hat SEO, un insieme di tattiche negative che hanno lo scopo di manipolare l’algoritmo del motore di ricerca per migliorare il posizionamento di un sito nella SERP (la pagina dei risultati del motore di ricerca).

Ma nemmeno il pirata più coraggioso è in grado di violare le regole del Regno di Google!

Questo perché le tattiche black hat possono avere delle ripercussioni piuttosto negative.

Vediamo perciò quali evitare per non essere penalizzati dall’algoritmo e continuare a navigare in pace. Sei pronto a salpare?

I rischi della black hat SEO

Innazitutto, il nome di queste tattiche rimanda ai western americani del Novecento in bianco e nero dove il cappello nero (black hat) era il simbolo dei cattivi!

Oggi con questa parola si fa riferimento a un insieme di pratiche utilizzate per aumentare il posizionamento di un sito o di una pagina nei motori di ricerca attraverso mezzi che violano i termini di servizio di Google e degli altri motori di ricerca.

L’uso di queste tattiche comporta perciò rischi significativi come un posizionamento inferiore e, dunque, un calo del traffico organico. Ma tali violazioni possono portare anche alla rimozione completa di un sito dall’indice di Google.

Insomma, se utilizzassi una di queste tecniche potresti essere bandito per sempre dal Regno di Google e dire addio ai tuoi dobloni.

Per aiutarti a capire meglio i rischi della black hat SEO fai attenzione a questi punti:

  1. la SEO Black hat può influire negativamente sul posizionamento e visibilità del tuo sito;
  2. anche se alcune tecniche dimostrano inizialmente di funzionare, i risultati sono spesso di breve durata;
  3. l’obiettivo della SEO è considerare l’esperienza di un utente su un sito e lavorare per offrirgli i migliori contenuti, ma le tattiche di black hat si traducono spesso in una scarsa esperienza utente, riducendo notevolmente le possibili conversioni.

Black hat SEO: cosa evitare

Più cose saprai sulle tattiche sbagliate per la SEO, più sarà facile individuarle ed evitarle.

Ecco allora quali sono le tattiche che NON dovresti utilizzare:

  1. Keyword Stuffing
  2. Keyword nascoste
  3. Contenuti moltiplicati
  4. Cloaking
  5. Link a pagamento
  6. Sneaky redirect

Keyword Stuffing

Consiste nel ripetere continuamente le parole chiave principali della pagina. Spesso si verifica in blocchi casuali o all’interno di paragrafi che non hanno senso logico.

Insomma, immagina di avere un pappagallo sopra la tua spalla che ripete sempre le solite parole!

Manipolare il posizionamento includendo le keyword in modo innaturale non ti aiuterà a posizionarti, ma porterà sicuramente all’effetto contrario.

Keyword nascoste

La tecnica delle keyword nascoste consiste nell’uso di testo dello stesso colore dello sfondo, inserito fuori dallo schermo o dietro un’immagine, impedendo così agli utenti di vederlo, oppure utilizzando una dimensione del carattere pari a zero.

Si tratta di un vero e proprio pirata che cerca di nascondere il bottino ai compagni di viaggio.

Tutto ciò però è inutile perché i crawler dei motori di ricerca (i bot di Google) capiscono subito se si sta cercando di riempire una pagina di keyword nascoste.

Contenuti moltiplicati

Si tratta di contenuti generati automaticamente con l’obiettivo di classificare il sito per un gran numero di parole chiave senza effettivamente creare pagine utili e uniche.

Pensa a una moltitudine di pagine locali create con lo stesso contenuto ma cambiando solo il nome del luogo: Pirati della SEO – Nassau, Pirati della SEO – Tortuga e così via.

Per evitare problemi causati da pagine di bassa qualità o addirittura duplicate, assicurati di dedicare del tempo alla creazione di contenuti ottimizzati per la SEO.

Cloaking

Il Cloaking prevede la pubblicazione di contenuti oppure URL diverse per utenti e motori di ricerca, fornendo perciò un’esperienza diversa a seconda del caso.

L’obiettivo è quello di classificare una pagina con un contenuto creato per i motori di ricerca mentre gli utenti vengono indirizzati a una pagina diversa.

Non è magia nera, ma una vera e propria pratica ingannevole che viola le linee guida del Regno.

Concentra invece i tuoi sforzi sulla progettazione delle migliori esperienze per gli utenti, anche i motori di ricerca apprezzeranno la tua pagina.

Sneaky redirect

I redirect sono il miglior modo per garantire un sito ben organizzato e facilmente accessibile agli utenti e ai crawler dei motori di ricerca.

Tuttavia, in modo simile al cloaking, spesso vengono inseriti dei redirect fraudolenti per ingannare i motori con contenuti diversi da quelli che in realtà l’utente vede. In questo modo, il motore indicizza la pagina originale mentre gli utenti vengono indirizzati a un URL di destinazione diversa.

È come mostrare un galeone ai motori e una piccola imbarcazione agli utenti!

Nelle Istruzioni per i webmaster, Google elenca specificamente gli sneaky redirect come una tattica black hat.

Link a pagamento e automatizzati

Abbiamo già visto insieme l’importanza di una link building, la tecnica SEO volta a incrementare il numero e la qualità dei link in ingresso verso un sito web.

Se la tua nave viene menzionata dai migliori pirati del Regno, il motore di ricerca non farà altro che considerare il tuo contenuto affidabile, facendogli acquisire autorevolezza e permettendogli così di migliorare il posizionamento tra i risultati di ricerca, nonché il traffico organico.

I link ricevuti e inviati dovrebbero perciò essere naturali e spontanei, soprattutto se si considera che si tratta di voti di fiducia da un sito web a un altro. Per questo dovresti evitare:

  • link a pagamento;
  • eccessivi scambi di link;
  • link building automatizzato, come la creazione di commenti spam con il link del sito da parte di software specializzati.

In merito ai link, fai attenzione anche a chi cerca di puntare un gran numero di link innaturali al dominio di qualcun altro, nella speranza che questo gli causi una penalizzazione. Nonostante Google sia in grado di rilevare i link che hanno origine da tali attacchi, è importante perciò analizzare regolarmente il proprio profilo di link.

Infine, ricorda che le tattiche Black hat SEO rappresentano un rischio reale per qualsiasi sito che le usa per classificarsi nella SERP.

E anche se non sono più usate comunemente come una volta, c’è ancora chi segue questa rotta sbagliata oppure chi induce le aziende a credere che siano pratiche etiche quando in realtà si tratta di chiare violazioni delle linee guida di Google.

Pertanto, se vuoi aumentare la visibilità del tuo sito assicurati di imparare a classificarlo utilizzando le giuste tecniche ed evitando quelle nocive.

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